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BIOGRAFIA Di MAURIZIO BONORA

Nel menu a fianco si possono trovare le altre voci della biografia:
Mostre personali e collettive - Rassegne di videoarte - Concorsi - Incarichi

 

Nato a Ferrara nel 1940, Maurizio Bonora si diploma in scultura all'Accademia di Belle Arti di Bologna e giovanissimo inizia ad esporre in sedi pubbliche e private sia in Italia che all'estero.
Ha insegnato all'Istituto d'arte cittadino.

Attivo in molti settori, dalla scultura alla pittura, dall'incisione alla scenografia, fino alla videoarte, nelle sue esposizioni emerge la qualità del suo percorso artistico ed il suo pensiero di ritenere l'opera d'arte comunicativa, momento vivo dell'incontro tra l'Artista e la società civile.
Nel disegno delle creature dipinte a tecnica mista o modellate in terracotta e marmo cementizio s'intrecciano, infatti, i rimandi a culture figurative distanti nel tempo: dalle figure arcaiche delle antiche culture mediterranee ai cicli allegorici delle cattedrali romanico-gotiche, ai grandi affreschi di Palazzo Schifanoia, senza dimenticare le culture artistico-visive successive.

Appartata e defilata dalla caotica vita cittadina, la casa-atelier di Maurizio è lo specchio puntuale della sua concezione della vita e dell’arte. Celibe per scelta, questa singolare figura di artista ama stare per interi giorni solo con se stesso, leggere e riflettere. Ama soprattutto la fatica e il piacere di pensare, nella ricercata pace della sua silenziosa dimora autocostruita. L’ampio giardino che circonda la sua fucina artistica è costellato di altere e granulose figure di Penati, di numi tutelari che paiono essersi dati appuntamento lì da epoche lontane: sono le arcaiche creature che hanno preso forma dalla sua anima e dalla sua mente, dotte elucubrazioni a soggetto mitologico rivestite di marmo cementizio.

Come simbolico benvenuto al visitatore, Maurizio ha posto proprio davanti all’antro della sua fucina il guardiano Apollo, pronto a scoccare l’ultimo dardo che condurrà l’umanità verso il pensiero razionale, verso la democrazia e la scienza moderna. Ma ecco poco più in là, in un recinto di pietra che ne accoglie le frantumate spoglie, Apollo incatenato e caduto: é il proliferarsi, attraverso la rottura delle sue membra, del disordine, del caos dionisiaco. Un poco sopraelevata, in un angolo nascosto del popoloso giardino, l’effige di Diana, l’archetipo lunare, enigmatica nella sua ieraticità come la fascinosa testa di Hera, monumentale scultura peloponnesiaca di epoca arcaica.

Infine, superate le quattro muse delle arti, simboleggiate da altrettante mani tese verso il cielo, nel retro della casa, un altissimo totem innalzato in onore delle divinità acquatiche e della musica, Il canto delle Ninfe. Realizzata in occasione di una mostra allestita a Palazzo Bellini di Comacchio, in seguito al rinvenimento di una nave romana, l’opera era stata per l’evento collocata su un basamento in mezzo all’acqua, e dal suo interno provenivano canti femminili di epoca medioevale. Una soluzione scenografica davvero indovinata, che permetteva di cogliere tutta la suggestione delle evanescenti e delicate cromie di questa scultura.

Mitologia e arcaismo hanno contraddistinto la ricerca di Bonora fin dagli esordi. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Bologna, alla fine degli anni Sessanta l’artista dà vita a sinuose forme ermafrodite o femminili in terracotta; e poi, negli anni Settanta, ecco nuove superfici lunari, solari, marine e montane erose da grumosità telluriche e materiche, in una suggestiva sintesi di surrealismo e organicismo. Sono nati allora i pastelli su carta delle scatole surreali, poi, all’inizio degli Ottanta, alcune tecniche miste sempre su carta legate al tema della nascita degli elementi, della genesi, dell’apocalisse, delle costellazioni: galassie cromatiche in continua metamorfosi, scontri energetici, fucine di stelle. In seguito la sua ricerca si è rivolta alla fascia astrologica del rinascimentale ciclo dei Mesi di Schifanoia, a Ferrara: ha avuto origine così lo Zodiaco del Principe, un’attendibile e affascinante ipotesi ricostruttiva dei segni zodiacali e dei decani ormai scomparsi dalle pareti del palazzo.

Successivamente l’artista ha indagato il tema della musica attraverso i Tarocchi, che hanno da sempre costituito un linguaggio popolare della comunicazione. Tra le opere più recenti di Bonora ci sono poi diverse opere nate per essere collocate in parchi e giardini. "Mi piace l’idea di modellare qualcosa che modelli uno spazio – spiega l’artista -. Trovo che abbia, oltre che un significato estetico, anche un significato etico. Bisogna riappropriarsi della bellezza".